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24 Febbraio 2026

Inidoneità dei locali e rifiuto della prestazione: la tutela contro il licenziamento

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3145 del 12 febbraio 2026, ha confermato la nullità del licenziamento intimato a una lavoratrice che si era rifiutata di prestare attività in locali inidonei e nocivi per la salute. La Suprema Corte ha chiarito che il rifiuto di svolgere l'attività lavorativa configura un legittimo esercizio dell'eccezione di inadempimento qualora il datore violi l'obbligo di sicurezza ex art. 2087 c.c. In tema di onere della prova, spetta al datore dimostrare l'idoneità dell'ambiente di lavoro, mentre al lavoratore basta allegare il rischio. La decisione ribadisce la natura ritorsiva del recesso basato su assenze provocate dalla stessa condotta datoriale inadempiente.

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Licenziamento disciplinare: reintegra per fatti irrilevanti
19 Febbraio 2026

Licenziamento disciplinare: reintegra per fatti irrilevanti

Il Tribunale di Modena, con la sentenza n. 56 del 9 gennaio 2026, ha affrontato il tema del licenziamento disciplinare nelle tutele crescenti, stabilendo un principio fondamentale per la protezione dei lavoratori. La pronuncia chiarisce che la tutela reintegratoria opera non solo nell'ipotesi di inesistenza storica dell'addebito, ma anche quando il fatto contestato risulti privo di rilevanza disciplinare. Nel caso di specie, i contatti informali con la clientela non supportati da esplicite direttive aziendali sono stati giudicati inidonei a fondare un recesso per giusta causa. Il giudice ha dunque accertato un vizio di sostanza, ribadendo che la mancanza di gravità e la mancata prova della proporzionalità della sanzione rispetto all’addebito conducono all'annullamento del licenziamento e al ripristino del rapporto di lavoro. La decisione sottolinea come l'insussistenza del fatto materiale debba essere interpretata in senso giuridico, garantendo la reintegra ogni qualvolta la condotta sia inoffensiva o estranea al perimetro disciplinare definito dal CCNL.

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Mansioni superiori e differenze retributive: la Cassazione ribadisce le regole sull’inquadramento
17 Febbraio 2026

Mansioni superiori e differenze retributive: la Cassazione ribadisce le regole sull’inquadramento

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1212 del 20 gennaio 2026, ha chiarito i presupposti per accertare lo svolgimento di mansioni superiori e le differenze retributive. La pronuncia stabilisce che il giudice non può limitarsi a valutare le attività di fatto, ma deve applicare il procedimento trifasico. Questo iter impone l'individuazione delle qualifiche del contratto collettivo e il rigoroso raffronto con le mansioni esercitate. Senza questo passaggio, si configura la mancata prova del corretto inquadramento. La decisione, rilevante pure in contesti di conciliazione giudiziale post impugnazione del licenziamento, sancisce un accoglimento parziale del ricorso datoriale e ribadisce l'obbligo di un'analisi contrattuale rigorosa a garanzia della certezza del diritto.

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Assegno di divorzio: quando spetta davvero? I chiarimenti della Cassazione sui sacrifici per la famiglia
16 Febbraio 2026

Assegno di divorzio: quando spetta davvero? I chiarimenti della Cassazione sui sacrifici per la famiglia

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2917 del 9 febbraio 2026, ha cassato una decisione che riconosceva l'assegno divorzile basandosi esclusivamente su proiezioni ipotetiche di squilibrio pensionistico futuro. La Suprema Corte ha ribadito che il riconoscimento dell'assegno presuppone l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge istante e dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive al momento della domanda. Lo squilibrio economico tra gli ex coniugi deve essere una precondizione fattuale attuale, derivante da sacrifici professionali documentati e non da presunzioni generiche legate al lavoro "in nero" o a brevi interruzioni della carriera. La pronuncia rafforza l'onere probatorio in capo al richiedente, il quale deve dimostrare la rinuncia a realistiche occasioni di reddito per favorire la famiglia.

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Carta Docente precari – Cassazione: il diritto al bonus formazione
15 Febbraio 2026

Carta Docente precari – Cassazione: il diritto al bonus formazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29961 del 27 ottobre 2023, ha riconosciuto il diritto alla Carta Docente precari per i docenti con supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche. La pronuncia, risolvendo un rinvio pregiudiziale, estende il bonus formazione di 500 euro annui al personale a tempo determinato, eliminando la discriminazione rispetto ai colleghi di ruolo in linea con i principi eurounitari. La Suprema Corte ha chiarito che l'obbligo formativo grava parimenti su tutto il personale docente, rendendo ingiustificata l'esclusione dei supplenti dal beneficio economico. Di particolare rilievo è la conferma della prescrizione decennale per il recupero delle somme non percepite, con termine decorrente dalla data di maturazione del diritto o dall'effettiva possibilità di registrazione al sistema telematico, garantendo così un ampio margine d'azione per i lavoratori interessati.

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Contratto di agenzia: il patto di non concorrenza è valido anche senza un corrispettivo
12 Febbraio 2026

Contratto di agenzia: il patto di non concorrenza è valido anche senza un corrispettivo

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 1226 del 20 gennaio 2026, ha confermato la piena validità del patto di non concorrenza nel contratto di agenzia anche in assenza di uno specifico corrispettivo. Secondo la Suprema Corte, la previsione dell'indennità contenuta nell'articolo 1751-bis c.c. non è presidiata da una sanzione di nullità e deve pertanto ritenersi derogabile dall'autonomia delle parti. La decisione sottolinea che il sacrificio professionale richiesto all'agente può trovare giustificazione nel complessivo equilibrio economico del rapporto di agenzia, piuttosto che in una singola controprestazione monetaria. La pronuncia stabilizza l'orientamento giurisprudenziale favorevole alla libertà contrattuale delle imprese, pur lasciando spazio a riflessioni sulla tenuta causale di accordi eccessivamente gravosi per i professionisti privi di indennizzo.

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